AminataTraoré: una voce a favore dei più deboli

Pubblicato: 8 novembre 2011 in EROI AFRICANI

In un piccolo quartiere di Bamako, l’ex ministro della cultura del Mali sostiene progetti concreti che rivalutano l’economia locale, contrastando le politiche neoliberiste.

Coraggiosa, caparbia, altruista. Sin da piccola, sulla scia dell’educazione tramandatale dalla famiglia, ha sempre trovato tempo per dare una mano ai bisognosi della sua comunità. Per lei, «l’altro» non è un estraneo, ma qualcuno con cui si ha un legame, visibile o invisibile. Ispirandosi al pensiero dello scrittore-filosofo Amadou Hampâté Bâ, secondo cui «Tutto è connesso, tutto è vivo, tutto è interdipendente», Aminata Traoré ha sempre cercato di aiutare i più deboli, i più poveri, chi subisce ingiustizie.Questa donna, dal volto delicato e dal contempo fiero, con la sua sensibilità non poteva che diventare una delle figure più autorevoli del movimento altromondista, voce critica della globalizzazione, delle politiche neoliberiste (privatizzazioni, deregolamentazione, programmi di adeguamento strutturale) e delle istituzioni nate dagli accordi di Bretton Woods, tra cui la Banca Mondiale, che penalizzano l’economia dei paesi del Sud del mondo. L’ex ministro della cultura del Mali è stata più volte in Italia: ha partecipato a Terra Madre nel 2006, e nel 2009 al convegno «L’Africa in piedi. L’Europa con l’Africa» promosso dal Coordinamento di iniziative popolari di solidarietà internazionale.

Cambiare dalla base
Aminata, nata a Bamako nel 1947, oltre a diffondere le sue idee nei grandi simposi mondiali, tra cui il Forum sociale mondiale, trasforma quelle stesse idee in progetti concreti.
«Ho sempre lottato per una mobilitazione sociale partendo dalla base. Con pochi mezzi si può cambiare la vita della donna». Con questa convinzione Aminata ha realizzato la Casa delle donne, nel quartiere di Missira, a Bamako. Si tratta di uno spazio dove mogli e madri si riuniscono per lavorare il cotone, risorsa tra le più importanti per l’economia del Mali, oggetto però di speculazioni internazionali. «Il Mali è il primo produttore africano di cotone, tra l’altro di un’eccellente qualità, ma viene esportato sul mercato mondiale a prezzi sempre più bassi. Il paradosso è che i maliani indossano vestiti, spesso di pessima fattura, importati dalla Cina! » sottolinea Aminata. «Costruendo questa casa in un quartiere povero, a mie spese, ho provato un sentimento di soddisfazione e mi sono sentita vicina agli altri».
Per lei è stata un’assunzione di responsabilità dei legami sociali, una forma di interdipendenza e di aiuto, che sono proprio espressioni della cultura africana tradizionale. La casa delle donne è diventata un atelier dove si realizza il famoso bogolan, un tessuto variopinto, costituito da strisce di cotone cucite l’una accanto all’altra, le cui decorazioni richiedono numerose fasi consecutive di tintura, ammollo e lavaggio. I prodotti tessili dell’atelier vengono venduti al mercato locale di Missira, sorto in seguito alla riqualificazione del vecchio marché.

Un’economia del popolo
Grazie al sostegno di Aminata e all’impegno dei cittadini, il mercato di Missira si è trasformato in un punto di riferimento per lo scambio, l’informazione, l’educazione e la distribuzione di vari prodotti naturali. Gli artigiani e i contadini hanno così la possibilità di vendere direttamente ai consumatori i loro prodotti, senza intermediari, né costi aggiuntivi. Questo mercato dei produttori locali si può inoltre definire ecologico, poiché è stato realizzato impiegando risorse del luogo, tra cui le pietre rosse, tipiche della zona, e utilizzando energie alternative, come l’energia solare. Lo sviluppo locale parte quindi dalla consapevolezza e dalla partecipazione attiva delle persone. E in tutto questo il ruolo delle donne è centrale per far crescere un’Africa non più deprivata delle sue ricchezze.

Per saperne di più:
Aminata Traoré ha raccolto le sue critiche contro il neoliberismo in vari libri. L’immaginario violato (Ponte alle Grazie, 2002) denuncia la crisi d’identità dell’Africa, dovuta alla continua ingerenza di certi Stati e organismi occidentali nelle politiche del continente africano. L’Africa umiliata (Avagliano editore, 2009) è un coinvolgente saggio in cui Aminata chiama a raccolta gli africani affinché si riapproprino dei loro punti di riferimento e dei loro valori, come l’importanza dei legami familiari e la solidarietà verso i più deboli.

Da: http://www.terranuovaedizioni.it/

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