THE HELP

Pubblicato: 22 gennaio 2012 in IMPRESSIONI
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Essere anonime per urlare la propria rabbia, le proprie violenze e soprusi e poi ritrovarsi unite ad altre donne.
La forza delle donne, ancora una volta unite,  quando sono sole difronte ad una società razzista.
Donne della stessa etnia, donne dello stesso status sociale ma sole.

Donne in gabbia che si scambiano sguardi fuggitivi per compassione l’una con l’altra .

Il film tratta molte sfaccettature sociali, legate al genere femminile, di quei tempi: disperate sono le donne dell’upper class, nonostante non abbiano problemi economici : hanno un modello rigido, un’etichetta sociale da seguire senza farsi troppe domande trascendentali.

Le loro serve nere, le seguono come segugi, ubbidiscono senza battere ciglio, senza commentare , senza giudicare : la loro vita dipende dalla volontà della padrona. Ma basta che una serva esprima alla disperata un dissenso o un proprio pensiero  e questa cade in mille frantumi.

Quindi la paura dove sta? chi ha paura di chi?. La serva ha paura di essere licenziata , la padrona di essere giudicata.

Attaccare prima di essere attaccato, soggiogare prima di essere prigioniero.

Il contenuto del film può essere rivisitato in chiave moderna, soprattutto per quanto riguarda la società italiana.

Badanti, colf, baby- sitter straniere  a cui viene ordinato di compiere lavori umili e logoranti ma che non sanno o non posso ancora prendere coscienza delle loro potenzialità perchè la società non glielo permette.

” Sei nera, sei dell’est , se latino americana? cosa vuoi fare ? la segretaria, l’insegnante? lavorare in banca? , ma non scherziamo … sei straniera e quindi fai la colf , se ti va bene, altrimenti la prostituta (intendo come prostituta non solo la donna all’angolo della strada ma, chi subisce angherie dai datori di lavoro in cambio di  lavoro o uno stipendio più remunerativo) “.

Compassione, ho visto negli occhi delle donne italiane alla fine della proiezione del film: silenzio e pianti, ma poi si esce da cinema e la vita è un’altra.

Prendere coscienza di se stessi, della società in cui si abita può permettere a questo film di lasciarci qualche traccia, altrimenti l’unica cosa che ci resta da fare è  dare un punteggio al film a seconda di quante lacrime ci ha fatto versare.

 

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