LA MOGLIE DEL MIGRANTE

Pubblicato: 16 luglio 2012 in RACCONTI

Attratte dal miraggio di una vita migliore, le senegalesi che sposano uomini emigrati devono spesso ricredersi: solitudine, difficoltà economiche, maltrattamenti da parte della famiglia di lui, abbandoni frequenti sono tra i motivi che trasformano il loro sogno in un incubo.

di Mohamed Fall da Louga

A Louga, cittadina nel nord-ovest del Senegal a circa 200 km da Dakar, sono sempre più numerose ogni anno le donne che si sposano con uomini emigrati. Se alcune di loro cercano di vivere alla meno peggio il loro matrimonio, in generale però prevale una forte tendenza alla disillusione. Le difficoltà culturali o sociologiche non sono assenti nelle dinamiche che accompagnano questi legami matrimoniali.

Il sogno di una vita da regine

E’ una mattinata di giugno, nel quartiere Hlm Grand Louga le strade sono permeate da una calma e un silenzio interrotti di tanto in tanto dalle campanelle delle carrozze che circolano intorno. Una casa a due piani, rivestita in nero, si apre davanti a noi. Al primo colpo d’occhio si può cogliere il lusso che regna al suo interno. E’ in questa dimora che abita Absa Diop, moglie di Moustapha Dieng, un emigrato che si è stabilito in Italia, a Treviso. La donna, 36 anni, è molto ospitale; ci invita a entrare e si apre alle confidenze. «Sono nata qui a Louga nel quartiere Santhiaba Sud. Ho frequentato il Liceo misto Maurice De Lafosse a Dakar ma non ho potuto proseguire i miei corsi scolastici». Sui motivi che l’anno spinta ad abbandonare gli studi, spiega: «La mia famiglia non aveva i mezzi per farmi continuare, mio padre era carpentiere e mia mamma casalinga. Così un giorno i miei genitori mi hanno chiamata per presentarmi un giovane un po’ più anziano di me, dicendomi che si trattava di un “Modou-Modou” (così si chiamano gli emigrati in Senegal) e che mi voleva in moglie. Era Moustapha Dieng, il mio attuale marito. Allora, sapendo che qui i “Modou-Modou” sono come re, e attratta dal sogno di un’esistenza migliore, non ho potuto fare altro che accettare. Attraverso questo sistema ho creduto di risolvere tutti i problemi della mia famiglia. Perciò ho lasciato la scuola e mi sono consacrata al matrimonio. D’altronde era quello che voleva anche mia suocera, che ripeteva al mio futuro marito che io non avrei potuto dedicarmi insieme agli studi e ai lavori domestici».

Suocera e nuora…

L’ultima volta che suo marito è partito è stata tre anni fa. Da allora lui non ha più dato segni di vita. E il meno che si possa dire è che questa situazione sconvolge Absa al massimo grado. La donna non sa in che condizioni si trovi il marito, e la gente del quartiere racconta ogni tipo di storie al riguardo. Alcuni ipotizzano persino che sia finito in galera.

Oggi è con una punta d’amarezza che Absa ricorda le tribolazioni della sua vita di coppia. «All’inizio è andata bene, ma con il passare del tempo sono venute fuori le prime difficoltà. A un certo punto, mio marito ha iniziato a rincasare tardi con il pretesto di vedere gli amici. Ma quando ho scoperto che aveva l’intenzione di prendersi una seconda moglie, allora per me è iniziato un vero calvario. Ho dovuto rassegnarmi e prepararmi al peggio».

Oltre a ciò, i rapporti con la famiglia del marito sono tutt’altro che migliorati. E l’esperienza di Absa Diop illustra per tanti aspetti il destino che tocca moltissime donne. «La verità è che la famiglia di lui non mi ha mai amata. Quando mio marito spediva il denaro, io ricevevo appena 10.000 franchi Cfa (circa 15 euro) mentre le mie cognate ne ricevevano tre volte di più. Ma da quando mio marito non ha più dato notizie, a me vengono dati appena 1.000 franchi Cfa per fare la spesa e mangiare. Mia suocera che è responsabile di tutte queste ingiustizie, prova gusto a sminuirmi e a deridermi, fa di tutto perché me ne vada di casa. Invece la mia famiglia mi incoraggia a restare e aspettare il ritorno di mio marito».

Tradimenti reali o presunti

Ma che dire dell’infedeltà di cui le mogli degli emigrati sono spesso accusate, a torto o a ragione? La nostra interlocutrice riconduce questo problema alla religione islamica che vieta formalmente l’adulterio. «In ogni cosa, io prendo in considerazione prima di tutto la posizione della mia religione. Non bisogna fare di tutte le erbe un fascio. Ci sono alcune mogli di emigrati che in assenza del marito approfittano per ingannarlo, le pecore nere esistono ovunque. Ma non si deve generalizzare e per colpa loro imporre norme rigide a tutte le donne che hanno il marito lontano».

Insomma, il sogno di un futuro migliore può trasformarsi in un incubo che infesta le notti di donne innocenti. «Non riesco neanche più a dormire a forza di pensare continuamente a mio marito. Mi sforzo d’immaginare dove può essere e in che situazione può essersi trovato in questi tre lunghi anni», dice Absa. La sua sofferenza è acuita dal fatto che non ha figli: una condizione che la mette in cattiva luce agli occhi della famiglia acquisita.

La compagnia della solitudine

Ngoné Seck è un’amica d’infanzia di Absa Diop. La sua intimità con lei l’autorizza a dire la sua. Benché ancora nubile, sembra molto pratica della situazione delle spose degli emigrati: «In apparenza sono radiose, ma se entrano in confidenza con voi, alla fine ne proverete compassione, perché vivono un vero inferno. Come dice il proverbio, l’abito non fa il monaco. Le ragazze sono ossessionate da questo modo di vedere le cose. In realtà, la felicità è proprio ciò che manca in queste coppie. In un certo senso, le realtà nel nostro paese sono tali che la donna deve stare dietro le quinte rispetto alla suocera. E sono le suocere che si divertono a far fare una vita grama alle nuore».

Quanto a Tamsir Dieng, anziano emigrato rimpatriato dall’Italia, e fratello di Moustapha Deng, il marito di Absa, considera quest’ultima simpatica, di carattere e fedele, anche se i suoi sbalzi d’umore spesso risultano fastidiosi. «Essere moglie di un emigrato comporta parecchi sacrifici. La solitudine è uno di questi». Quando ci parla di suo fratello, assume un’aria desolata. «La nostra preoccupazione più grande è sapere se è ancora vivo. E’ molto dura, ma noi ci rimettiamo a Dio, l’onnisciente».

Tuttavia è opportuno precisare che non tutte le mogli degli emigrati si trovano in questa situazione, alcune sono pienamente soddisfatte della loro vita coniugale. Ma in generale resta il fatto che l’emigrazione è un grande miraggio, che ancora non ha smesso di sollecitare tutte le generazioni.

BY VpS

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