Wole Soyinka: « l’Africa che sogno

Pubblicato: 13 ottobre 2012 in EROI AFRICANI

Wole Soyinka: « l’Africa che sogno…anche se siete uccelli migratori, dovete assorbire a tutto cio’ che la società italiana vi offre di buono. Imparate la dialettica democratica e lottare per i vostri diritti in Italia vi prepara ad essere domani araldi della democrazia e dei diritti dell’Uomo nelle vostre nazioni”.

13 ottobre 2012 , in Diaspora, Letteratura, Primo piano

wole soyinka

 « l’Africa che sogno…anche se siete uccelli migratori, dovete assorbire a tutto cio’ che la società italiana vi offre di buono. Imparate la dialettica democratica e lottare per i vostri diritti in Italia vi prepara ad essere domani araldi della democrazia e dei diritti dell’Uomo nelle vostre nazioni”.In questi giorni è in atto un forte dibattito sull’opportunità o non dell’assegnazione del premio Nobel per la letteratura allo scrittore cinese Mo Yan che sarebbe pro regime del governo di Pechino.

Ho seguito a distanza questa accesa discussione su quest’argomento. Talunni ritengono che lo scrittore Mo Yan (non lo conosco e non ho mai letto nulla di) non merita questo riconoscimento in quanto egli sarebbe pro regime o per lo meno non si sarebbe mai schierato a fianco a coloro che lottano per i diritti umani regolarmente violati dalla potenza “rossa”. Proprio ieri sulle pagine del giornale La Repubblica c’era una tale posizione è stata espressa dal noto artista cinese Ai Weiwei. Altri invece ritengono che è giusto assegnare a Mo Yan questo premio anche se non hai mai parlato (il suo nome appunto che si è scelto nel 1981 significa non parlare). Siccome non credo di aver il titolo per entrare in questo delicato argomento che lascio agli esperti in materia, mi sono solo limitato anche qui a guardare il mio continente, ho sfogliato una serie di scritti, pagine di giornali vecchi per andare a guardare i nomi e le storie dei nostri premi Nobel della Pace e della Letteratura. Ce ne sono parecchi, per fortuna. Voleva dire che l’Africa non è solo la terra della tradizione orale, ma è  il luogo della scrittura. Tra i nomi ho pescato Wole Soyinka di lingua e di etnia yoruba come me. Non posso dire che non lo conosco. E’ uno di cui ho letto molto e di cui abbiamo realizzato al Collège Saint-Albert diverse dissertazioni e laboratori di scrittura con i nostri professori di letteratura. Wole Soyinka, a chi non lo conoscesse, occorre dire che è un dissidente politico, premio Nobel per la letteratura nel 1986, uno schietto, un attivista dei diritti umani non solo in Nigeria dove è condannato da vecchi regimi dittatoriali di Sani Abacha e di Ibrahim Babangida e minacciato di morte dal gruppo terroristico islamista Boko Haram (che sta insanguinando la Nigeria in questi anni). Ripeto, ho ripreso a rileggerlo i questi giorni sulla scia delle discussioni sui premi Nobel a scrittori o non. Wole Soyinka dunque vive praticamente in esilio negli Stati Uniti dal 1994 dove il governo americano (credo Clinton) gli ha concesso il riconoscimento dopo che il governo dittatoriale di Abacha l’ha condannato per “altro tradimento” perché lo scrittore ormai 80 anni e piu’ l’ha criticato e si è opposto ai metodi violenti ed arroganti. Wole Soyinka, oggi anziano e lucido non ha mai nascosto la sua avversità contro le dittature e i sistemi di corruzione nel suo paese e in Africa in genere. Recentemente ha pubblicato una serie di scritti in cui afferma che il futuro è nelle mani delle giovani generazioni che lui intende sostenere in ogni modo e a tutti i costi. La sua messa in guardia piu’ forte è stata quando ha chiesto al Papa Giovanni Paolo II in visita in Nigeria nel 1998 di stare attento al dittatore Abacha che avrebbe strumentalizzato la visita del pontefice per leggittimarsi ed affermare ulteriormente il suo potere corrotto e corruttore. Era nel 1998. Wole fu ricevuto il 18 novembre di quell’anno al Quirinale dal presidente della Repubblica italiana Oscar Luigi Scalfaro. Della visita del Papa in Nigeria, Wole Soyinka dichiara: “ Il Papa deve stare attento a non lasciarsi incantare dalla condotta esteriore di Abacha che è un bugiardo di prim’ordine e la personificazione di cio’ che la teologia cristiana descrive come il diavolo”. Intendiamoci, prosegue lo scrittore, Giovanni Paolo II parla chiaro e ha una reputazione solida in questo senso. Pero’ non vorrei che a causa delle vastità della sua missione, possa trovarsi incapace di vedere la profondità e l’intensità del male che c’è in Nigeria. Mi auguro che i suoi collaboratori piu’ stretti siano in grado di fornirgli informazioni valide cosiché possa vedere con chiarezza. Comunque prima di giudicare aspettiamo che la visita si sia compiuta. Ripeto vedo potenzialità e pericoli”.

 Della lontananza forzata dal suo paese il Nigeria disse Wole Soyinka: “Faccio di tutto perché l’esilio fisico non si trasformi in esilio spirituale oppure in forme perniciose di alienazione mentale. Tuttavia, prosegue sono paradossalmenete, un privilegiato perché ho modo di mantenere dei contatti con i centri dell’azione di resistenza rmasti nel paese. Il vero esilio, per il quale provo dolore è quello di tanti intellettuali, politici o semplici cittadini nigeriani che sono esiliati in patria e che sono imprigionati semplicemente perché hanno lottato per ottenere migliori condizioni di vita. Che cosa puo’ essere la vita per costoro se non una forma di esilio?”. Ai Nigeriani e agli africani in diaspora in Italia Wole Soyinka impartisce questo consiglio: “ Anche se siete uccelli migratori, dovete assorbire a tutto cio’ che la società italiana vi offre di buono. Imparate la dialettica democratica e lottare per i vostri diritti in Italia vi prepara ad essere domani araldi della democrazia e dei diritti dell’Uomo nelle vostre nazioni”.

 Ben quattorci anni sono passati da allora, e quasi quasi ci troviamo al punto di partenza. Ma non importa, è importante riprendere il percorso per il futuro nel solco della Memoria. In Questo Wole Soyinka, premio Nobel della Letteratura nel 1986 con il romanzo il Leone e la Perla continua ad essere il nostro Maître-à-penser, il nostro riferimento culturale e morale. Lunga vita a lui. Attendiamo altri Maestri, ce n’ è tanto bisogno ovunque, sia in Africa che in Europa cosi’ come negli altri continenti anche senza il premio nobel come incoronamento del loro impegno per i Diritti e le Responsabilità esistenziali.

                                                            Jean-Pierre Sourou Piessou

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