LA RELIGIONE E’ ANCORA L’OPPIO DEI POPOLI ?

Pubblicato: 21 settembre 2016 in RACCONTI

 

Ieri sera, conferenza con Giuliana Sgrena, giornalista, reporter, rapita e rilasciata nel 2005.

Giuliana è una donna forte, determinata, che ha scelto di dare voce a chi non può aprire bocca, di mettere alla luce questioni spinose che, anche agli intellettuali di sinistra può venire l’orticarica nell’ascoltarla ma,  lei lo fa sempre con pacatezza.

La Sgrena ha parlato del suo libro : “dio odia le donne “, il dio del suo libro è  l’uomo che ha sempre sottomesso e umilato la donna, considerardola oggetto , funzionale per lui ; e del ruolo delle donne nelle tre religioni più diffuse : cattolicesimo, ebraismo e islamica.

Pensiamo a quello che c’è scritto nel Vecchio testamento : Eva fu creata perchè Adamo era solo e aveva bisogno di compagnia, di aiuto ( mentre Adamo è stato creato ad immiagine e somiglianza di  dio ).

Nella religione islamica, le donne coprono la testa e tutto il corpo per rispettare l’uomo , per non essere oggetto di sguardi indiscreti : non possono stare in pubblico da sole, devono abbassare gli occhi difronte ad un uomo, non possono scegliere, decidere ma ubbidire.

Nell’ebraismo, anche si connota una linea matriarcale più importante di quella patriarcale, le decisioni politiche, religiose e il rivestimento di cariche religiose importanti spettano all’uomo.

Cattolici, si nasce, come dice la Sgrena, perchè fin da piccole, siamo intrise dai valori della Chiesa , andando a catechismo, o semplicemte a scuola durante le 2 ore di religione settimanali. Certi atteggiamenti o modi di pensare sono condizionati dalle nostre credenze cattoliche , che nel tempo sono diventate parte di noi stesse.

Nell’ antico Testamento la donna è descritta come  una persona  remissiva e sofferente: la donna deve soffrire quando partorirà;  partorire è peccato perchè si perde la verginità.

“Le donne sono poco affidabili quando hanno il ciclo per via degli ormoni impazziti ; le donne vanno allontanate perchè posso contaminare l’ambiente circostante, durante il mestruo”.

Questo si dice ancora  ai giorni d’oggi.

 

Giuliana pensa che la cattiveria dell’uomo sulla donna e gli scontri bellici siano dovuti alla religione : è la religione islamica, soprattutto tra sunniti e sciiti, che crea odio e guerra, ma anche quella cattolica ed ebraica con i loro dogmi e rigidità mentali.

In Iran , in Tunsia, in  Algeria, prima dell’arrivo dei sciiti ,le donne non portavano il velo, avevano la possibilità di studiare e di votare. Ora fanno da padroni gli uomini con le loro  leggi morali ed etiche,  rigide e anche  faziose.

Sgrena ha parlato anche di burkini, che secondo la giornalista, è una moda del momento inventata in occidente , più precisamente in Australia , dove una nota casa di moda per donne arabe, ha inventato il burkini: simile alla muta, fastidioso, non permette il conttatto della pelle con il sole e quindi indebolimento delle tessuto corporeo.

Il burkini è costrizione e sottomissione e non libertà,  per la donna.

Allego qui uno stralcio di ciò che avvenuto pochi giorni fa a Cannes: questo spiega come a volte essere occidentali e laici non vuol dire stare sempre dalla parte  giusta o essere paladini della libertà altrui :

 

Cannes C’est une matinée qui s’est mal terminée pour la famille Boumaza, originaire de l’est de l’Algérie. Leur fille Shérazade Boumaza, 19 ans, s’est noyée sous les yeux d’une foule éberluée qui a confondu la jeune fille avec un sac poubelle flottant.

La scène horrible s’est déroulée à Handiplage vendredi dernier. La jeune femme qui portait un habit interdit aurait aperçu les policiers effectuer une ronde sur la plage, ce qui l’a incité à quitter les lieux précipitamment car la jeune Shérazade portait en plus de ça un hijab sous son burkini. Elle se serait alors ruée vers l’eau et aurait nagé suffisamment loin pour ne pas être l’objet d’’une arrestation qui défrayerait la chronique.

Manque de chance le burkini et le hijab ont commencé à devenir trop lourds et elle se serait noyée dans l’indifférence la plus totale. La majorité des plaisanciers croyaient alors qu’un sac poubelle flottait sur l’eau et plusieurs faisaient des remarques quant à la qualité des plages en France qui laisse à désirer. « On a cru que c’était un sac poubelle, on riait de la propreté des Français, mais pas méchamment, » a déclaré Steven, un hollandais en vacances dans le pays. « Mais ce n’était pas un sac poubelle, c’était une jeune fille que j’ai ramenée sur la plage. »

Aussi lourde que la dépouille d’un phoque, la jeune Shérazade a été ramenée semi-consciente sur la plage où à la grande stupéfaction des bronzeurs, sa famille s’est violemment opposée au retrait du burkini ou de pratiquer le bouche à bouche. « Le père est devenu violent et a commencé à frapper mon mari car il voulait porter secours à la petite, » a déclaré une témoin. « Le père a empêché les secours de s’occuper d’elle! On voyait bien que la jeune fille était en train de mourir mais on ne pouvait rien faire, » a déclaré une femme en pleurs qui ne se remettra sans doute jamais de cette scène atroce.

Le père aurait en effet menacé d’empaler plusieurs badauds trop curieux avec un parasol noir et blanc, ce qui a freiné plusieurs âmes courageuses de vouloir secourir la pauvre malheureuse. Les policiers qui étaient à quelques dizaines de mètres de la scène sont arrivés trop tard et ont pris la jeune fille en charge. La famille a quant à elle menacé de porter plainte contre Steven, pour avoir touché sa fille, contre Edouard, l’individu qui voulait ranimer Shérazade et contre la mairie de Cannes pour ne pas avoir adapté la mer aux musulmans, sous les yeux ébahis des jeunes traumatisés. Le père aurait rétorqué : « Wallah la laïcité, Wallah la laïcité a tué Shérazade ! Ma fille bien aimée ! » avant de fondre en larmes et d’être recueilli par une cellule psychologique du SAMU dépêchée immédiatement sur les lieux du drame.

Depuis plusieurs jours un arrêté municipal exige qu’’une tenue correcte respectueuse de la laïcité soit portée sur les plages de Cannes. Plusieurs personnes ont ainsi été verbalisées et d’autres auraient subi les moqueries et railleries pour porter un tel vêtement. La peur d’être arrêtée et d’être humiliée s’est ainsi emparée de la jeune Shérazade dans son cœur et elle a préféré mourir plutôt que de se soumettre.

Come ho detto a Giuliana Sgrena, ci sono realtà islamiche moderata e civili, dove la donna può decidere se mettere o meno il velo o il burkini, dove la donna ha un minimo raggio d’azione e di scelta ( es.in Burkina Faso , diversi componenti della stessa famiglia appartengono a credi diversi e si rispetto vicendevolmente ) e quindi perchè proibire un vestiario o un atteggiamento quando questo non nuoce a se stessi o agli altri ?

Perchè dare tutta la colpa alle religioni ? Noi siamo essere passivi o attivi ? Io mi considero un essere pensante che ha la facoltà di scindere il giusto da ciò che è sbagliato  e spero che anche altri come me possono farlo ma, sono consapevole che molti uomini e donne , nei paesi meno sviluppati e anche ormai anche in occidente, a causa della crisi economica , della guerra e anche crisi d’identità, non sono più in grado di scegliere consapevolemente e decidono ciò che è immediatamente meglio per loro.

Per quanto riguarda il discorso della donna rimessiva , violentata e funzionale , penso che le donne moderne non sono unite, non combattono più insieme; esse ritengono  che i diritti già acquisiti , grazie alle lotte delle femministe , non verrano mai perduti, quindi c’è un abbandono spontaneo del gruppo e dell’alleanza. D’altro canto l’uomo ci vede sole, isolate , sempre in guerra con le altre donne e ci attacca più facilmente.

Non è una giustificazione all’ondata di violenza che ci sta coinvolgendo in questo periodo ma, ritengo che noi donne potremmo limitare le violenze maschili,  stando più unite.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

commenti
  1. malosmannaja ha detto:

    circa la domanda nel titolo direi di no: bastano e avanzano i social network.
    : ))
    circa le forme di violenza, comprese le violenze sulla donna, correlano in modo significativo con la convinzione di “essere nel giusto”: più ci si sentiamo le spalle coperte da una legittimazione morale, più diventiamo prevaricatori e violenti. in tal senso religioni, razzismi e ideologie in cui viene legittimata una qualche supremazia innata o culturale (tipo quella di un fantomatico occidente democratico e illuminato, chiamato ad educare mondi e popoli), possono ahimé far da volano alla violenza.

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