PAROLE VACUE

Pubblicato: 8 ottobre 2017 in IMPRESSIONI
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In questi ultimi tempi, ho deciso di conoscere persone nere, di origine africana  o figli adottati, che vivono in Italia , quindi mi sono connessa a due gruppi in Facebook.

Il primo gruppo, si chiama “Adottivi Italiani Neri•Black Italian Adoptee  Adopted black ” in cui si parla sia d’adozione sia di identità “fluida “: un identità non sempre legata all’etnia o al territorio d’appartenenza ma di un’identità più intima e personale formata dal proprio background personale.

In questo gruppo tutti possono dire la loro: italiani, afro- italiani, genitori adottivi, figli adottati.

I commenti sono per lo più scritti da donne italiane, madri adottive o psicologhe che avevano un non so che di pietoso e aggressivo.

Il mio commento è stato provocatorio e quindi  piuttosto frainteso .

Ho scritto che purtroppo nell’ambito delle adozioni ci sono periodi storici caratterizzati da scelte mirate per la provenienza dei bambini : negli anni ’80 , molti bambini adottati provenivano dall’ Africa, dall’America Latina e Asia; dopo Chernobyl, molti erano originari dell’Europa dell’est.

Scelte non decise dai genitori, ma da tutto il sistema giuridico, burocratico e anche politico : “Un bambino non si sceglie , si accoglie e basta”, dicono gli psicologi.

(chissà perchè negli ultimi tempi alcune famiglie non hanno accettato di adottare  una bambina affetta dalla sindrome di down )

Ho racchiuso questo pensiero con una frase shock : “Ormai è di moda adottare  bambini dell’Europa dell’est “.

Nonostante abbia spiegato la mia frase lampo, ho ricevuto insulti, mi hanno consigliato di togliermi dal gruppo. Commenti , tutti scritti da donne bianche italiane.

Non hanno capito, che la mia era una critica al sistema burocratico sulle adozione che avevano prediletto l’adozione di bambini provenienti da alcune aree geografiche, anzichè altre zone del mondo : scelte politiche o forse è più facile adottare bambini da alcuni paesi del mondo   ?

Parole vacue , potrebbero dire alcuni, ma che hanno suscitato immediate reazioni violente e maleducate. Avranno letto bene il contenuto del mio post? Perchè si sono scagliate su di me ?. Non la pensavo esattamente come loro, non avevo usato il loro linguaggio, questa era la mia condanna.

Essere in disaccordo non signifca essere villani !

Il problema delle adozioni internazionali, oltre il lungo, faticoso e costoso processo burocratico è,  che non si parla abbastanza del processo identitario che subirà il bambino.  Lui non sarà mai completamente italiano, sia perchè fisicamente non assomiglia e non appartiene alla “razza italica “, sia perchè non verrà accettato completamente dalla società italiana e dovrà spiegare per tutta la vita che lui/lei è italiano/a perchè è stato/a adottato/a : una continua esposizione della propria vita personale . Forse vorrà anche ritornare nel paese d’origine, o conoscere i genitori biologici o abbracciare totalmente la cultura da cui proviene: i genitori adottivi sono pronti per questo distacco o di un fallimento nel non essere riusciti ad “integrare ” totalmente il proprio figlio adottivo nella società italiana?.

Possono coesistere più identità in una persona sola , l’importante è che ci sia un equilibrio interno, ma la società italiana non è ancora pronta per accettare tutto questo.

 

Nel secondo gruppo di facebook “afroconnessioni ” si parla di orgoglio africano. I membri del gruppo sono neri migranti, di seconda generazione, figli adottati, intellettuali o semplicemente chi si interroga sulle questioni identitarie.

Si è parlato in questi giorni, soprattutto della dicotomia noi vs loro, noi neri vs bianchi. Noi neri come vittime, colonizzate, massacrate che subiscoo ogni tipo d razzismo e loro, che ci vedono con occhi pieni di pregiudizio.

A lungo abbiamo discusso sul concetto del razzismo, nato ed è stato istituzionalizzato dai bianchi: i neri non posso essere razzisiti !.

A questa frase, che io definisco aberrante, ho risposto riportanto alcuni atteggiamenti irrispettosi, anche direi razzisti che ho subito, che ho visto esercitare dagli africani stessi verso altre etnie africane o più povere. Mi hanno replicato che sono solo fattori socio- culturali.

Io definisco il razzismo come ogni atto  di politico, di pensiero, di parola o azione di superiorità e di  violenza che si esercita nei confronti di persone di altre etnie, che si ritengono inferiori per via della loro apparteneza etnica, religiosa, di genere e anche economica ( alcuni potrebbero chiamare questa definizione anche discriminazione ).

Purtroppo la soggettivazione coercitiva e istituzionalizzata è stata inserita nelle società tribali africane dai colonialisti, che hanno reso le pratiche coercitive azioni abitudinarie perpetuate nel tempo, anche dagli africani stessi, dopo il colonialismo.

 

Definire un altro essere umano incapace di compiere atti violenti o razzisti verso un altro essere umano, per me è una questione di esaltazione o di superiorità.

Io non voglio prende posizioni radicali o essere considerata una traditrice per i neri ma, vorrei solo risolvere questo enorme divario tra noi e loro; le differenze ci sono e pure i previlegi nell’essere bianco.

Porsi in maniera opposta al bianco, con le stesse considerazioni che il bianco fa di sè stesso e contro gli altri , è sbagliato : due gruppi opposti che rimangono fermi sulle loro posizioni.

Non nego e ne sono ben consapevole, che ci siano state più rappresaglie da parte dei bianchi in Africa o in America latina , non nego le migliaia di morti che i colonialisti bianchi o i colonialisti dell’era moderna, commercianti o i grandi potenti continuano a produrre, Ma non sono la Black panther che da tutta la colpa ai bianchi.

Parole vacue : io sono nell’intermezzo, non sono nè africana tout -court, nè bianca italiana.  Sono stata discrimata da entrambe le parti sia perchè mi ritenevano più fortunata di loro, gli africani e,  anche  una persona che sa troppo, per gli italiani , che conduce una vita uguale a loro, quindi che suscita invidia, incazzatura e sospetto.

I commenti sono stati un pò più delicati e da intellettuali, in questo gruppo, tranne alcuni africani che mi hanno scritto “di pancia”, dicendo che non sapevo l’italiano.

 

Per concludere, la questione sull’identità originale e attuale, arrovella soprattutto noi neri italiani perchè nonostante la nostra presenza in Italia, veniamo continuamente descritti e definiti da altri ma nessuno ci chiede cosa ne pensiamo, di noi  e della società in cui viviamo.

 

 

 

 

 

 

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