Le Ventre de l’Atlantique du Fatou Diome

Pubblicato: 17 giugno 2018 in RACCONTI

A casa? A casa degli altri ? Per essere ibridi, l’Africa e l’Europa si chiedono, perplessi, quale parte di me appartenga a loro. Sono il bambino presentato nella spada di Salomone per la giusta condivisione. Esiliato in modo permanente, passo le mie notti a saldare i binari che portano all’identità. La scrittura è la cera calda che verso tra i solchi scavati dai costruttori di partizioni su entrambi i lati. Sono quella cicatrice che cresce dove gli uomini, tracciando i loro confini, hanno ferito la terra di Dio. Quando, stanco di essere immersi nel riposo notturno opaca, allievi, infine, desiderano le sfumature del giorno, il sole sorge senza sosta sui colori rubati alla morbidezza dell’arte per confinare il mondo. Il primo a dire “Questi sono i miei colori” trasformò l’arcobaleno in una bomba atomica, e metti i popoli in eserciti. Verde, giallo, rosso? Blu, bianco, rosso? Filo spinato? Ovviamente ! Preferisco la malva, questo colore temperato, una miscela di calore rosso africano e freddo blu europeo. Cosa rende la bellezza della malva? Blu o rosso? E poi, che senso ha indagare se la malva ti si addice?

Il blu e il rosso, le canzoni e i lupi, li ho in testa. Li porto ovunque con me. Ovunque andiamo, ci saranno sempre canzoni e lupi, non si tratta di confini.

Cerco il mio paese dove si apprezza l’essere aggiunto, senza dissociare i suoi strati multipli. Sto cercando il mio paese in cui la frammentazione dell’identità svanisce. Sto cercando il mio paese in cui il braccio fusibile Atlantico per l’inchiostro viola che ha detto che il bagliore e la morbidezza, la masterizzazione di esistere e la gioia di vivere. Sto cercando il mio territorio su una pagina vuota; un notebook, si inserisce in una borsa da viaggio. Quindi, ovunque metto i miei bagagli, sono a casa. Nessuna rete impedirà alle alghe dell’Atlantico di navigare e attingere il loro sapore dalle acque che attraversano. Raschiare, spazzare il fondo del mare, immergere l’inchiostro di seppia, scrivere la vita sulla cresta delle onde. Lascia soffiare il vento che canta la mia gente del mare, l’oceano oscilla solo quelli che chiama, io ignorare l’attracco. La partenza è l’unico orizzonte offerto a coloro che cercano i mille scrigni in cui il destino nasconde le soluzioni dei suoi mille errori.

Nel ruggito dei remi, quando la nonna mormora, sento il mare declamare la sua ode ai bambini caduti della ferrovia. Andarsene, vivere liberi e morire, come un’alga dell’Atlantico.

 

 

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