UCAI VS AFRIKKI MWINDA

Pubblicato: 12 ottobre 2018 in RACCONTI
Un confronto tra l’Unione comunità africane d’Italia (Ucai )  e il movimento sociale africano in Africa (afrikiki mwinda).
“I movimenti sociali africani, gli artisti e gli intellettuali impegnati d’Africa e delle sue diaspore hanno preso la ferma decisione di unire le loro energie, le loro voci e le loro forze per portare avanti le aspirazioni dei propri popoli alla libertà e alla dignità
(i più importanti sono Balai citoyen in Burkina Faso , Y’en a marre  in Senegal e Lucha in Repubblica del Congo )  .
Secondo i leader di Afrikki Mwinda, i nemici dichiarati di tale “battaglia di emancipazione delle coscienze per una reale liberazione dal neocolonialismo” sono:
la burocrazia elefantiaca, anticamera della corruzione che pervade ogni strato della società;
le multinazionali straniere che si accaparrano a suon di mazzette risorse locali e ampie fette di mercato;
i grandi gruppi finanziari che strangolano l’economia informale;
le ex potenze coloniali che continuano a interferire nella vita politica ed economica di paesi ancora considerati subalterni;
l’Unione europea occupata a fare i propri interessi (controllo dei flussi migratori ed esternalizzazione della sicurezza comunitaria, soprattutto) a scapito del reale benessere delle popolazioni africane;
i nuovi partner economici, come gli Stati Uniti, la Turchia, la Cina, l’India, il Canada, la Corea del Sud, l’Australia e il Sudafrica, che cercano a ogni costo di scalfire i privilegi delle ex potenze coloniali per sostituirsi a esse;
le classi dirigenti irresponsabili che permettono lo sfruttamento e la militarizzazione dell’Africa sotto l’emblema della lotta al terrorismo globale.”
fonte . Internazionale : I giovani africani si organizzano per cambiare i loro paesi di Andrea de Georgio.
UCAI, fondato da Otto Bitjoka, riconosce il valore dei principi contenuti nella Carta Fondamentale della Repubblica Italiana, promuove la cultura della legalità e l’impegno per il rinascimento della nostra madre terra: L’AFRICA.
La nostra organizzazione promuove l’identità plurale, si impegna a creare le reali condizioni per una ricomposizione meticcia della società;
Promuove l’ascensione sociale ed economica dei membri, facendo prevalere le ragioni della meritocrazia;
Presidia i luoghi delle contraddizioni per prevedere e mediare potenziali conflitti sociali, difende l’onorabilità e la dignità dei propri membri ovunque siano.
I principi caratterizzanti l’attitudine e il comportamento dei singoli membri si fondano su: Identità, Reputazione, Merito, Solidarietà, Centralità della persona senza distinzione di razza, Rispetto del prossimo, Panafricanismo.
Nello specifico, il loro lavoro si svilupperà su queste quattro macro-aree  : il rispetto, gli afro- italiani considerati una minoranza etnica; il rimpatrio volontario e assistito ( che chiamano, il ritorno.. è più soft ); costruzione di una rete dei servizi.
Alle conferenze che precedevano il giorno dell’effettiva formazione e presentazione dell’Ucai, erano stati invitati i rappresentanti delle associazioni africane e liberi professionisti : la maggior parte erano cittadini italiani di origine africana over 40 e di ceto medio.
Negli incontri organizzati dai movimenti sociali in Africa, partecipano giovani, studenti, intellettuali, artisti e giornalisti .
Entrambi parlano di rinascita della madre Terra Africa : Afrikiki si concentra sui problemi imminenti presenti in Africa o che ancora non riescono a “debellare”, mentre l’Ucai riflette sulle questioni inerenti  alla società italiana; parla di minoranze etniche , termine inappropriato per descrivere un fenomeno naturale di interconnessione  sociale  e di metissage tra africani , italiani e nuovi italiani. In termini storici, definire un gruppo , in questo caso quello afro-italiano , una minoranza etnica è considerarlo vittima di persecuzione e discriminazione: non siamo ancora arrivati a questi livelli !! .
Essere afro- italiano, non significa appartenere ad una minoranza ma essere a tutti gli effetti italiani; se non si parte da questo presupposto per sviluppare azioni future in cui ci si interfaccia con la popolazione locale o , ci si ritiene  fuori da ogni logica comunicativa, governativa e d’appartenenza allo Stato italiano, solo perchè sono neri, allora ogni tentativo resta vano.
Per quanto riguarda la rinascita della madre terra Africa, mentre i movimenti sociali africani si concentrano nel  combattere ingerenze politiche, di affari e militari estere, quelli dell’Ucai collaborano ad una politica di rimpatrio volontario con inserimento assistito in Africa.
Ritornare in Africa con un bagaglio di conoscenza in più , fa sempre bene; avere un progetto in piena autonomia ancora meglio, ma mi chiedo: se nel ritornare nel proprio paese d’origine, gli africani incontreranno gli stessi problemi che hanno lasciato, relativi all’incapacità dello Stato nel favorire una crescita lavorativa personale ed autonoma e nel fornire strumenti necessarie per imprese innovative o all’avanguardia e spazi, come si fa ad attuare il rimpatrio ?  Gli ex migranti apriranno pizzerie, o import ed export di oggetti tecnologici, di ferramenta, pezzi d’auto o auto intere :  attività che sono già in auge in Africa!
La rinascita è una rivoluzione culturale che dovrebbe nascere da ambe due le parti, chi rimane e chi va.
Chi rimane ha il compito di restare sempre connesso alle realtà sociali e produttive del proprio paese , avendo  uno sguardo verso l’aldilà, ai movimenti politici ed economici in Occidente; chi è qui dovrebbe non farsi “contaminare” dalle logiche bipartitiche, rappresentative e d’interesse creatosi intorno ai migranti o ai nuovi cittadini italiani.
Il dialogare reciprocamente e lo scambio di informazioni utili per la tutela della madre terra Africa sarebbe da auspicio.

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