AFRO-FUTURISMO

Pubblicato: 11 marzo 2019 in RACCONTI

Alla Casa Internazionale delle donne oltre ad ospitare la fiera dell’editora al femminile, collateralmente ci sono state diverse conferenze che riguardavano le donne, le loro lotte, le loro resistenze, le  loro rivoluzioni sessuali culturali e politiche.  Uso la preposizione  “loro” per indicare che le battaglie nate dalle donne sono dovute ad un loro disagio personale , politico e sociale che , con il tempo, questo malessere si è trasformato in cambiamento e in creazione di nuove forme comunicative, sociali e legislative ma, che ora sono a rischio di essere cancellate e sostituite, ancora una volta, da norme e ruoli patriarcali, imposti dall’alto.

È per questo che è molto importante che le donne siano unite, più solidali tra loro per creare nuove resilienze.

In una società, come quella italiana, dove negli ultimi decenni si è trasformata culturalmente e naturalmente con l’arrivo dei migranti, era necessario includere nel linguaggio e pensiero femminista italiano anche una letteratura africana legata alle donne migranti.

Non solo donne straniere portatrici di problemi e di figli da sfamare ed educare, come direbbero i leghisti o coloro che sono meno accoglienti ma esseri pensanti che hanno qualcosa da dire e da mostrare.

Ho assistito ad una conferenza sull’afrofuturismo dove la protagonista è la donna africana, scrittrice, poetessa, attivista politica e futurista.

L’afro-futurismo, come spiega Lidia Curti nel libro ” La voce dell’altra”  è nato dal pensiero femminista fino ad una scrittura soggettiva delle donne, dalle condizioni di subalternità durante gli imperi e nella postcolonialità alle rappresentazioni figurative, filmiche e letterarie dell’alterità – si intrecciano e si intersecano evocando le immagini di corpi prigionieri e liberi allo stesso
tempo. Le voci dell’esilio e della fuga, del viaggio e del nomadismo, della dislocazione e della diversità occupano uno spazio controverso e ambiguo: creativo e produttivo di nuove possibilità e nuovi paradigmi, e assieme condizione di spaesamento, di divisione e dolore. Nella critica e nella narrativa
postcoloniale si trovano ora accenti che sottolineano difficoltà e delusioni, ora altri che aprono alla speranza di un futuro in cui l’incontro con la diversità cancelli disparità e ineguaglianze. Attraverso questa prospettiva inquietante e ambigua [..] letteratura femminile si è popolata di strane mostruosità –corpi deformi, creature ibride, forme inquietanti – che mettono in questione la frontiera tra brutto e bello, umano e animale, me e te, femminile e maschile…

L’incontro con il corpo femminile avvita lo sguardo all’indietro, verso la regione misteriosa e ineffabile legata all’inconscio e al sogno, alla morte e all’origine della vita in un nodo inscindibile.

Inoltre, corpo femminile, che pur si
suppone occupi lo spazio dell’armonia, della bellezza, dell’accordo e del concorde, appare spesso come mostruosità ibrida.
La narrativa delle donne anche in reazione agli stereotipi del femminile si è appropriata di ambigue figurazioni e le ha riprodotte in molte figure dell’universo contemporaneo: il ragno-donna di Louise Bourgeois o di Leslie Silko, la donna-cane di Jeanette Winterson, la donna-uccello di Angela Carter, le donne-vampiro e quelle cibernetiche di molta fantasy narrativae cinematografica. Si elabora così l’estetica del discontinuo, dell’interruzione, del discorde, dell’asimmetrico, capovolgendo
i canoni del bello e del brutto, corteggiando l’eccesso e il mostruoso, imponendo diverse logiche e sguardi disparati.
La radice afro perchè è connessa al futurismo ?

Le antenate fantasmatiche delle narrazioni di popoli dalle tradizioni dislocate o cancellate (Toni Morrison) presiedono questi scenari; le madri, sciamane salvifiche o assassine per ne-
cessità, raccontano e ri-memorano, creando storie popolate di maghe e mostri, ed evocano i fantasmi dei grandi eventi storici. Dalle loro storie emerge l’ombra ineliminabile del passato originario, l’ombra di cui parlano Toni Morrison e Zadie Smith in linea con le teorizzazioni del pensiero africano ame-
ricano. In questa chiave, raccontare è anche oltrepassare i confini tra vita e morte, come per la donna fatta a pezzi che continua a raccontare; tra realtà e fantasia come per le sciamane di Leslie Silko e Simone Lazaroo; tra prigionia e libertà per le recluse di antichi e nuovi harem.

Il grottesco femminile è stato sempre ri-
ferito, come la stessa parola evoca e la sua etimologia indica, al vuoto, al cavo, al cavernoso. È legato al sublime
primigenio di cui “la mente è incapace di ravvisare il nome, se dolore, piacere o terrore” (Burke). Freud riferisce il per-
turbante alla stessa immagine, al grembo femminile, “il luogo dove ciascuno di noi ha vissuto una volta e in principio”; come il perturbante, questi corpi sono a un tempo familiari – il ritorno a qualcosa dove siamo già stati – e misteriosi poiché rappresentano ciò che non può essere conosciuto e nemmeno osservato.

Durante la conferenenza sono state interpretate e lette degli scritti di attiviste politiche afro americane, tra cui Audre Lourde, presentati video di una cantante afro-futurista, italo- africana: le donne nere sono state coinvolte come protagoniste attive durante la giornata internazionale delle donne e non più relegate in cucina.

 

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