Il secondo articolo riguarda la questione identitaria

Pubblicato: 30 aprile 2019 in RACCONTI

Non dobbiamo permettere
alle percezioni degli altri
di definire chi siamo
Virgina Satir
AFRO-ITALIANA, ITALO-AFRICANA , MMMH NO

Nel primo articolo ho parlato del mio incontro con gli africani, che non avevo mai visto se non in Tv e poi successivamente nei luoghi familiari.
Avendo la pelle di color nero , non vuol dire che sapevo tutto sull’Africa o sentivo quel mal di Africa di cui parlano tutti o soprattutto sentirmi vicinia a loro, perchè non li conoscevo e le mie poche informazioni riguardo a questo vasto continente erano inerenti ai bambini che muoiono di fame e ai tanti animali esotici.
Forse è stato proprio l’arrivo dei primi africani in Italia, che mi ha spinto nel conoscere il mondo da cui provenivo. Il bisogno, non era insito in me, inizialmente ma era legato a una qualche forma di difesa: se io so da dove vengo , posso difendermi dai primi attacchi di razzismo; mi unisco a loro per proteggermi , per rendermi più forte.
Non è andato sempre liscio come l’olio, purtroppo le differenze di linguaggio, di cultura e soprattutto l’invidia hanno creato delle difficoltà d’approccio. Anche gli africani non mi ritenevano africana tout court e molti italiani mi etichettavano come figlia di seconda generazione o badante.
Sono stata in Africa, ho conosciuto la mia famiglia d’origine, ho assaporato nuovi odori, nuovi sapori e nuove usanze, e tutto questo mi piaceva ma non mi sentivo del tutto di appartenere a quella famiglia ormai lontana anche se re- incontrata.
Ho cominciato a leggere libri di afro americane, di afro europee e pur non essendo state adottate come me , avevano vissuto più o meno la mia stessa frustrazione : ma io chi sono, da quale parte sto in Italia e/o in Africa ?
Pensavo di essere l’unica italiana nera laureata, ma invece attraverso facebook , ho conosciuto altri figli adottati, più o meno della stessa età. Ridevamo delle domande che ci rivolgevano alle quali noi, con pazienza rispondevamo : No signora, non sono mai stata in Africa o per lo meno non ho mai vissuto lì, quindi non so cosa rispondere se mi pace di più l’Africa o l’Italia,; No, non posso dirle se i miei genitori mi abbiano trattato male o bene, a seconda di cosa ? No , non sono musulmana, non preferisco gli uomini neri perchè sono nera; l’auto è la mia , non del mio padrone, ecc.
Dopo lunghe riflessione concertazioni tra me stessa e altri figli adottati mi sono auto- definita : io sono afro europea, afro italiana, afro- bergamasca. Il suffisso afro perchè sono legata alle mie origini e alla cultura africana, gli svariati componenti definiscono il luogo in cui sono posizionata che cambia a seconda delle persone con cui mi interfaccio. L’identità non è legata al luogo in cui si è nati, ma alla cultura che si respira e al contesto sociale dove si vive che può cambiare nel corso della vita.
Noi non siamo statici , cambiamo, rinasciamo ma una cosa deve essere certa: sapere sempre, ovunque andiamo, chi siamo, e solo noi stessi lo possiamo dire con certezza.

commenti
  1. Prisca Ruth Abbé ha detto:

    Quante volte mi sentita dire badante o prostituta?! Mi saliva la “carogna”😂
    Io sono arrivata in Italia dalla Costa d’Avorio a 14 anni, beh come dire…. è stata dura! Età critica pre- adolescenziale, lo sradicamento dalla propria terra, il non capire e non parlare l’italiano…
    Eppure oggi eccomi qua, fiera del mio bilinguismo ( Francese-Italiano), della mia laurea infermieristica, della mia cittadinanza italiana ( ottenuta perché sono cresciuta in Italia e non perché sono sposata con un italiano, ci tengo a precisarlo 😁), del mio matrimonio con un brav’uomo valdostano (insieme da 14 anni e sposati da 6), del nostro figlio di 3 anni Italo- ivoriano.
    Noi afro italiani di seconda generazione abbiamo studiato, siamo istruiti, ambiziosi e anche patentati alla faccia di chi, in Italia, quando mi vede guidare la macchina è quasi incredulo…. oh svegliaaaaa😂

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