TERZO ARTICOLO FEMMINISMO OVVERO FEMMINISMI ITALIANI I’M NOT A TROUBLE MAKER

Pubblicato: 17 giugno 2019 in RACCONTI

I’M NOT A TROUBLE MAKER

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I’M NOT A TROUBLE MAKER

Questo vorrei dire alle donne femministe italiane: di ascoltarci e soprattutto di non pensare che noi donne nere siamo un problema aggiuntivo a cui pensare.

Purtroppo l’imbarbarimento civile e valoriale, ha influenzato persino le menti più eccelse e più all’avanguardia del Paese ; i termini più usati sono: i poveri negretti, le donne nere prostitute , colf e badanti, le donne straniere, povere , maltrattate e sfruttate.

Non nego che esistano queste categorie assoggettabili ad un gruppo di persone migranti ma la migrazione non comporta come risultato l’approdo solo e unicamente di povera gente da aiutare.

Come potremmo noi donne nere , farci riconoscere, rispettare , mettere in atto le nostre volontà, capacità e qualità se siamo assoggettate a donne cretine, traumatizzate, volubili e approfittatrici?

È come se il sistema mediatico italiano avesse messo in atto una task force per creare un “immagine indissolubile” del migrante o della migrante: ci sono cascati in parecchio.

Il movimento femminista italiano ha già , per quanto mi riguarda dei gratta capo da risolvere, tra cui : ambigua interpretazione del concetto “emancipazione “, necessita di una rivoluzione linguistica e culturale in relazione allo stato attuale delle cose e una maggiore apertura verso nuovi modelli di genere e rappresentativi.

In Europa, in Usa , ci sono stati e permangono nel tempo, storici movimenti femministi che, nel corso degli anni hanno compiuto studi di auto-analisi, di critica verso i privilegi del femminismo bianco, di riscatto sociale e identitario e soprattutto di decolonizzazione cultura e e sociale.

Noi donne afro- italiane, italo-africane e semplicemente afro -discenti, siamo molto acerbe.

Siamo giovani e stiamo ancora capendo quali modelli femminili di riferimento scegliere e seguire per poter creare una nostra e propria identità.

I miei modelli di riferimento da donna nera adottata sono stati cantanti afro-americane, Lauryn Hill e Nina Simone , poi crescendo, alcune poetesse, romanziere e attiviste tra cui Maya Angelou, Bell Hocks, Tony Morrison, Angela Davis e Audrie Lords; donne ben lontane da me, dal mio contesto sociale e culturale ma profondamente vicine nella continua lotta di riappropriazione e rispetto delle proprie radici ed identità.

Crescere in una società di uomini e donne bianchi, non è un passeggiata : io biologicamente non sono come loro e posso solamente accostarmi a loro per gratitudine, stima , affetto ma la mia condizione sociale è ben diversa dalla loro: noi donne e uomini neri ci sentiamo sempre ospiti, ci sentiamo come qualcosa in più rispetto al resto: siamo sempre in uno stato di riconoscenza.

Chi ha superato il gap iniziale, che persone poco sensibili, definirebbero , essere perennemente in uno stato di vittimismo, esplode , con il suo essere attraverso l’arte, la musica, la moda, l’apparire in tutte le sue forme ; chi è più timida , si sfoga in chat private per sentirsi meno sole; altre donne ritengono ancora che una vera donna è colei che diventa madre o si sposa ; altre ancora vogliono studiare, viaggiare, affermarsi: sono donne, giovani o meno giovani, donne che hanno gli stessi desideri , progetti e aspirazioni come qualsiasi donna italiana, europea o americana.

Allora perchè le femministe italiane (alcune), considerano le donne nere e/o straniere come povere migranti , colf o prostitute ?.

Una maggiore convivialità e confronto gioverebbe ad entrambe le parti, donne italiane e straniere, donne bianche e nere per combattere gli stereotipi legati al genere e alle disuguaglianze sociali e culturali.

. se solo si riuscisse ad ascoltarci e a fidarci, care sorelle…

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